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lunedì 8 febbraio 2010

Massimo Bottura e il fardello della Tradizione


Ho sentito forte l'orgoglio Modenese. Era da un bel po di tempo che non mi capitava. Si, perchè Massimo Bottura dell'Osteria Francescana è di Modena come me. Il vincitore di questa edizione di IG, lo Chef dell'anno, non solo è di Modena ma la pensa come me su molte cose. Mi ha colpito molto questa persona. Mi ci sono ritrovata. Perchè? Beh, semplicemente perchè ha dichiarato: "Basta con sta' tradizione!". Si si, avete capito bene. Lo ha detto di sfuggita, ma a me non è scappato. Solo chi è di Modena, ma abbia una cosiddetta Open Mind, può capire bene che cosa significhi il peso di una tradizione come quella della pasta fresca fatta in casa, del ragù alla bolognese, dei tortellini e via dicendo. La tradizione è un fardello. Leggero per coloro che stanno comodi così, pesantissimo per quelli che invece il caso ha voluto potessero "uscirne" per conoscere altro. Modena è una città chiusa, provinciale, che non legge, che non viaggia, che non sperimenta. I discorsi di Bottura, il suo rivolgersi ai giovani affinchè vedano ed imparino da altre culture mi è parso quasi rivolto all'Emilia. Sono convinta che per sfondare con il proprio ristorante abbia dovuto impegnarsi molto più di altri. Forse si può pensare che filosofeggi troppo Bottura, ma alla fine del discorso il motto è stato: "Ricordatevi sempre chi siete e da dove venite". Dunque? direte voi... Giusto! dico io. E' giusto conoscere la propria tradizione, sapere chi siamo e da dove veniamo, per poi aprirsi al nuovo, tornare e non pensare di essere superiori, ma semplicemente cambiati e più ricchi. Di questo parla lo chef alla fine, di umiltà. Molto bene. Volete sapere se ha anche cucinato qualcosa, oltre che parlato? Si si, lo ha fatto. Ha inoltre mostrato come per realizzare il proprio piatto chiamato "Tutte le lingue del mondo" sia partito dalla lingua bollita (il grande classico della suddetta tradizione), per poi affiancare salse diverse derivanti da sapori ed abbinamenti conosciuti nei 5 continenti. Troppo facile? Troppo banale? Troppo fusion? Lascio a voi la risposta. A me va bene così.

martedì 2 febbraio 2010

333 x 3 = Identità Golose


Se 3 è il numero perfetto, direi di esserci! Durante il congresso Identità Golose che si è svolto negli scorsi 3 giorni a Milano ho scattato la bellezza di 333 fotografie! Poche? Molte? Chi può dirlo... l'importante è che mi abbiano permesso di documentare e di raccontare non solo ora, ma ogni volta in cui andrò a rivederle, l'emozione della "prima volta".
Non avevo mai partecipato in questo modo ad un evento dedicato all'alta cucina.
Ho scoperto che gli chef hanno tante cose da far assaggiare alla vostra anima oltre che alle vostre papille gustative.
Ho scoperto che le persone che visitano gli stand e assaggiano, bevendo e mangiando diventano non solo allegre, ma anche aperte, propositive, in attesa...
Come mai un congresso di cucina ci mette tutti così "in attesa"?
Non dovrebbero aver già inventato tutto a questo punto? Ogni tipo di abbinamento ingrediente-sapore-colore-cibo-vino-apparecchiatura-tecnica dovrebbe essere stato bene o male sviscerato EPPURE...
eccoci qui con le antenne ritte, pronti a carpire un nuovo segreto, una nuova astuzia, curiosi di crescere, replicare, commentare, paragonarsi.
Si, perchè quando si torna a casa, dopo, si rimugina e si cerca di capirci qualcosa, chiedendosi che cosa si è imparato, che cosa si può imitare, che cosa ci rimane...
Tanto, rimane tanto. Anche se magari ora c'è bisogno di riordinare le idee. Per questo partiamo con i post dedicati ai grandi chef che hanno tenuto le conferenze a cui ho assistito.
Spero possiate assorbire anche solo una parte infinitesimale di quella che è stata la mia esperienza.

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